Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità 2024: per un futuro inclusivo, sostenibile e accessibile

Aumentare la leadership delle persone con disabilità per un futuro inclusivo e sostenibile.

Sarà questo il tema della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità 2024, che si celebra il 3 dicembre di ogni anno.

Istituita nel 1992 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, la giornata ha l’obiettivo di incrementare la consapevolezza rispetto a cosa sia la condizione di disabilità, incentivare l’inclusione delle persone con disabilità e il rispetto dei loro diritti.

Le persone con disabilità nel mondo: qualche numero

Le persone con disabilità rappresentano una fetta consistente di popolazione: secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel mondo sono circa un miliardo, il 15% della popolazione. Negli Stati Uniti, stando a quanto riportato dal sito governativo United States Census Bureau, sono 44,1 milioni e rappresentano il 13,4% della popolazione, mentre l’Eurostat in Europa ne conta 101 milioni. I cittadini italiani con necessità di sostegno intensivo, secondo l’Istat, sono circa 3 milioni, il 5,2% della popolazione.

Disabilità, un concetto in continua evoluzione

Ma cos’è la disabilità?

La definizione di questo termine è in continua evoluzione. Per secoli è stata considerata una caratteristica patologica dell’individuo e quindi connotata negativamente a livello sociale.

Nei primi anni duemila l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) abbandona il modello biomedico per sposare quello biopsicosociale a cui si rifà la Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute (ICF), che definisce la disabilità come “la conseguenza o il risultato di una complessa relazione tra condizione di salute, fattori personali e quelli ambientali”. La Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, approvata nel 2006 e ratificata dall’Italia nel 2009, la descrive come “il risultato dell’interazione tra persone con menomazioni e barriere comportamentali ed ambientali, che impediscono la loro piena ed effettiva partecipazione alla società su base di uguaglianza con gli altri”.

La disabilità, quindi, non è più ritenuta una caratteristica individuale, ma è il frutto dell’interazione tra determinate caratteristiche personali considerate fuori dalla norma dalla medicina e una società non pronta ad accoglierle e valorizzarle.    

La dimensione sociale della disabilità differenzia questo concetto da quello di invalidità civile, che invece è la procedura di accertamento della percentuale di riduzione della capacità lavorativa, ovvero la difficoltà di svolgere una attività nei modi considerati “normali” per un individuo.

Così come si è evoluta la definizione di disabilità, negli ultimi cinquant’anni sono stati raggiunti molti traguardi nel percorso verso l’inclusione sociale delle persone con disabilità.

L’accessibilità fisica e digitale, un diritto sotto attacco

Tuttavia, sebbene la loro qualità di vita sia nettamente migliorata nel corso degli ultimi cinquant’anni, sono uno dei target ad oggi maggiormente discriminati.

La discriminazione nei confronti delle persone con disabilità, chiamata anche “abilismo”, è sistemica e intacca tutte le dimensioni della vita di un individuo nonché i diritti fondamentali dell’essere umano, tra cui anche quello all’accessibilità dei luoghi fisici e virtuali.

Il diritto all’accessibilità, fisica e virtuale, è tutelato sia dall’articolo 9 della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità che dall’ordinamento legislativo dei Paesi che l’hanno ratificata.

In Italia pietra miliare della legislazione sull’abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici privati è la legge 13/89, mentre il DPR 503 del 1996 sancisce l’obbligo della loro eliminazione nei luoghi e nei servizi pubblici.

Nonostante ci siano buone leggi in materia, nel nostro Paese, così come all’estero, il diritto all’accessibilità degli spazi fisici e digitali è costantemente sotto attacco.

Barriere architettoniche: il caso del Comune di Terracina

Lo scorso settembre il Tribunale di Latina ha condannato il Comune di Terracina, in Lazio, per condotta discriminatoria nei confronti delle persone con disabilità a causa delle barriere architettoniche che ostacolano l’accesso al Lungomare, obbligandolo a realizzare una serie di interventi e infrastrutture per rendere accessibili alcuni tratti di spiaggia pubblica e il mare entro il 31 maggio 2025.

La causa è stata intentata dall’associazione Luca Coscioni e da Fabrizio Ghiro, cittadino con disabilità motoria residente a Terracina.

Il Comune di Terracina è stato condannato al pagamento di 2mila euro al signor Ghiro, per risarcirlo del danno cagionato a causa della mancata rimozione delle barriere architettoniche e di 5mila euro all’associazione Luca Coscioni.

Il riconoscimento del diritto all’accessibilità degli spazi e luoghi fisici è ormai sdoganato, almeno a livello teorico.

Accessibilità digitale, un diritto ancora poco riconosciuto

L’accessibilità digitale invece è un tema ad oggi meno conosciuto, di cui forse si fatica ancora a comprendere l’importanza, sebbene sia un diritto tutelato dalla legge, tanto italiana quanto estera.

In Italia l’obbligo di accessibilità digitale per le pubbliche amministrazioni è sancito dalla legge n.4/2004, cosiddetta legge Stanca, mentre il Decreto Semplificazioni, legge n.120/2020, lo estende alle aziende con fatturato medio superiore a 500 milioni di euro nell’ultimo triennio o alle imprese facenti parte di un gruppo con lo stesso fatturato.

A livello europeo sono state emanate una serie di direttive in materia. L’ultima, lo European Accessibility Act, che entrerà in vigore a partire dal 28 giugno 2025, amplierà la platea dei prodotti e dei servizi soggetti a obbligo di accessibilità digitale.

Negli Stati Uniti invece il diritto all’accessibilità digitale è normato dall’American with Disabilities Act (ADA).

Tribeca Skin Care contro AccessiBe: una causa legale per violazione della legge sull’accessibilità digitale

Il 2024 giugno scorso Tribeca Skin Care, un piccolo studio di dermatologia di New York ha intentato una causa collettiva contro la società di overlay AccessiBe per violazione del contratto, violazione del patto di buona fede e correttezza.

Nell’agosto 2022 Tribeca ha acquistato un abbonamento di un anno a “Accesswidget”, l’overlay di AccessiBe per adeguare il proprio sito ai requisiti richiesti dall’ADA, rinnovato nell’agosto 2023.

A gennaio 2024 lo studio di dermatologia è stato citato in giudizio in una denuncia collettiva con l’accusa di non avere un sito internet conforme ai requisiti ADA.

Tribeca ha a sua volta denunciato AccessiBe.

La causa è stata depositata presso il tribunale federale di New York come azione legale collettiva, cioè condotta da uno o più soggetti appartenenti ad una categoria, per esempio di consumatori, per chiedere che la soluzione di una questione comune possa essere valida per tutti gli appartenenti, presenti e futuri, alla categoria.

Il diritto all’accessibilità, una conquista spesso ancora da perseguire

Nonostante a diciotto anni dall’approvazione della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità il diritto all’accessibilità, reale e digitale, rimanga ancora spesso una conquista da perseguire, la cultura sta cambiando nella direzione di una sensibilizzazione sempre maggiore nei confronti di questo tema.

Sono sempre più i casi in cui le violazioni del diritto di tutti all’accessibilità, tanto fisica quanto digitale, non vengono fatte passare sotto silenzio ma denunciate e perseguite dalla legge.

Un futuro inclusivo e sostenibile, obiettivo della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, è anche un futuro accessibile, e dev’essere costruito con la responsabilità condivisa di tutti i membri della comunità,- cittadini, istituzioni, aziende e terzo settore – tanto nel micro quanto nel macro.