Stato dell’accessibilità in Italia

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    Le interazioni digitali, grazie a siti web, applicazioni o piattaforme, sono ormai innumerevoli: dagli acquisti online alla gestione delle proprie finanze, dalle attività ricreative all’organizzazione di viaggi.

    Ogni persona dovrebbe poter portare a termine questi compiti efficacemente e in maniera autonoma, ma basta un ostacolo in uno dei passaggi (ad esempio un form non accessibile da tastiera o un CAPTCHA senza alternative) perché ciò non avvenga. 

    Il Digital Trust Index, ispirato dalla ricerca WebAIM Million Project,  ha analizzato, nel 2024 e nel 2025, 266.000 siti europei, di cui oltre 21.000 italiani.

    La raccolta dei dati è avvenuta nella prima parte del 2025 ed è quindi probabile che qualche miglioramento ci sia stato dopo l’entrata in vigore lo scorso 28 giugno dell’European Accessibility Act (EAA). Tuttavia, il quadro generale è ancora ben lontano dall’essere ottimale.

    Il 95% dei siti italiani viola almeno un criterio di accessibilità digitale.

    Questa analisi mostra come i siti europei presentino diverse problematiche di accessibilità e purtroppo, l’Italia si piazza solo al 14° posto tra i 18 Paesi analizzati. Infatti, il 95% dei siti italiani analizzati (in pratica quasi tutti!) presenta la violazione di almeno un criterio di accessibilità*.

    *La ricerca prende in considerazione 61 criteri, di livello A e AA, delle WCAG 2.1, verificabili in maniera automatica.

      Conformità delle homepage in Italia
      Il 95% delle homepage in Italia non hanno superato i requisiti di accessibilità nel 2025. 20,291 siti con violazioni, 965 siti senza violazioni.

      E le violazioni salgono a 5 o più per circa un sito su quattro (il 23%). Il miglioramento tra il 2024 e il 2025 è minimo: un solo punto percentuale (nel 2024, il 96% dei siti riportava almeno una violazione).

      Infografica che mostra le violazioni sulle homepage in Italia
      Quantità di errori per homepage in Italia
      0 errori: 4,54%
      1 o più errori: 95,45%
      2 o più errori: 83,23%
      3 o più errori: 61,93%
      4 o più errori: 40,47%
      5 o più errori: 23,26%

      Gli errori più frequenti

      L’errore in assoluto più diffuso, riscontrato in circa tre siti su quattro (76%), è un contrasto colore insufficiente dei testi o degli elementi dell’interfaccia rispetto allo sfondo. 
      A seguire, nel 68% dei siti, cioè circa due siti su tre, troviamo link difficili da distinguere dal testo che li circonda, in quanto differenziati solo dal colore. 
      In circa un sito su tre (36%) mancano invece i testi alternativi che descrivono le immagini a chi usa le tecnologie assistive.

      Link e bottoni in alcuni casi non hanno label accessibili (11% per i link e 18% per i bottoni). Un esempio sono i link formati solo da un’icona, senza etichette a supporto (visibili o in codice), difficili da interpretare per chi vede la pagina e impossibili da comprendere per chi usa uno screen reader (o altre tecnologie assistive).

      In ultimo, in circa un sito su dieci (9%) la lingua di pagina non è impostata correttamente. Dare la corretta informazione sulla lingua di pagina è utile alle tecnologie assistive per interpretare correttamente la pagina e, nel caso degli screen reader, fornire una lettura comprensibile.

      Infografica che mostra le violazioni più comuni per l’Italia
      Violazioni maggiormente riscontrate in Italia, per tutte le categorie:
      Mancanza di contrasto colore 76,15%
      Link indistinguibili: 67,95%
      Testo alternativo mancante: 35,88%
      Label sul bottone mancante: 17,75%
      Label sul link mancante: 11,38%
      Lingua di pagina mancante 8,82%]

      Risultati per settore

      L’analisi ha verificato siti di diverse categorie di prodotti e servizi.  

      Il settore pubblico è quello che, in generale, ha dato i risultati migliori, con meno errori rilevati rispetto alla media dei siti analizzati.

      Anche per l’Italia la tendenza viene confermata. Tuttavia, la distanza tra la media totale dei siti italiani analizzati (95% con almeno una violazione dei criteri di accessibilità) e quella del settore pubblico (90%) non è molto significativa, nonostante siano passati oltre 20 anni dall’entrata in vigore della Legge Stanca, che ha introdotto l’obbligo di garantire l’accessibilità dei siti e dei servizi digitali della pubblica amministrazione.

      Gli altri settori in Italia che presentano risultati migliori della media sono i servizi finanziari, l’energia e servizi di pubblica utilità, i servizi tecnologici (informatica, software, hardware, social media, telecomunicazioni) e quelli legati a sanità e benessere (sport, fitness, assistenza sanitaria, farmaceutica, famiglia, benessere). 

      Invece, i settori che risultano più critici in Italia sono turismo e ospitalità , mobilità e logistica (trasporto pubblico, logistica, servizi postali, trasporto merci) e le organizzazioni non-profit.

      Come detto, i dati riportati fotografano la situazione antecedente l’entrata in vigore della Direttiva UE sull’accessibilità digitale. 
      Grazie all’EAA (European Accessibility Act) sempre più aziende iniziano un percorso di adeguamento alla normativa.

      Per ottenere, però, progressi significativi è spesso necessario coinvolgere molte figure professionali, e questo richiede tempo.

      La nostra cooperativa ha notato comunque un forte aumento dell’interesse sul tema e un incremento delle aziende che hanno avviato percorsi di adeguamento tra il 2025 e il 2026.

      Fonte 

      Digitaltrustindex.eu